ID pacchetto: 355

IL TROVATORE - GIUSEPPE VERDI (ed. Zeffirelli)

Scopri l'Arena di Verona con "IL TROVATORE" di Giuseppe Verdi e goditi questa atmosfera unica sotto un cielo di stelle. Un'esperienza unica per tutti i fan dell'opera.
Informazioni su questa esperienza
Durata ca. 4 ore
Da giugno a settembre secondo il programma attuale
Arena di Verona
  • è vietato di portare bottiglie in vetro e bibite in lattin
  • è vietato di mangiare e/o bere sui posti numerati
  • Un abbigliamento adeguato sui posti numerati è consigliato e sui posti numerati nel settore gold obbligatorio
  • In caso di brutto tempo l'orario del inizio viene spostato
  • In caso di forte pioggia durante l'opera lo spettacolo viene interrotto e un rimborso spese non è più possibile
  • Se l'opera viene interrotta prima del inizio un rimborso del ticket viene effettuato direttamente dal Arena di Verona

L' esperienza:

Cosa ti attende
  • Una serata romantica nel Arena di Verona
Descrizione completa
Atto I - Il duello La scena si apre nel castello dell'Aljafería di Saragozza. Il Conte di Luna ama, non riamato, Leonora, dama di corte della regina: ogni notte monta la guardia davanti alla sua porta nel tentativo di vederla. Mentre egli si strugge di questo amore, Ferrando, capitano delle sue guardie, racconta agli armigeri la vicenda del fratello minore del Conte. Il bambino fu rapito anni prima da una gitana per vendicare la madre, giustiziata dal precedente Conte (padre dell'attuale) con l'accusa di praticare la stregoneria; la zingara (Abbietta zingara) aveva poi gettato il bambino nella stessa pira ov'era morta la madre, il cui fantasma infesta ora il castello, e per questo infanticidio i soldati ora chiedono la sua morte. Nel frattempo Leonora, confida a Inés, sua ancella, di essere innamorata di un misterioso Trovatore del quale non conosce nemmeno il nome, che ogni notte viene a cantarle una serenata col suo liuto (Tacea la notte placida). Il Conte, dopo aver origliato questa confidenza, ode la voce del suo rivale che intona un canto dedicato alla sua amata(Deserto sulla terra). Leonora esce, e confusa dall'oscurità, scambia il conte di Luna per il suo amato e l'abbraccia. Il Trovatore sorprende i due in quella posa e crede di essere stato tradito, ma Leonora gli giura il suo amore; ciò scatena l'ira del Conte, che sfida a duello il rivale e lo costringe a rivelarsi: il suo nome è Manrico, seguace del ribelle Conte d'Urgel. Leonora cade in terra priva di sensi, mentre i due uomini si fronteggiano: entrambi gli avversari riportano gravi ferite, ma è Manrico ad avere la meglio; tuttavia fugge prima di uccidere il Conte. Atto II - La gitana Ai piedi di un monte, in un accampamento, alcuni zingari dediti alle loro attività rallegrano il loro lavoro con canti, balli e brindisi (coro degli zingari: Vedi le fosche notturne spoglie). Nell'allegria generale irrompe una voce addolorata: svegliatasi dal suo incubo ricorrente, Azucena, madre di Manrico, racconta che molti anni prima vide morire sul rogo la madre accusata di stregoneria dal vecchio Conte di Luna (Stride la vampa). Le ultime parole della madre erano state una supplica di vendetta, così ella aveva rapito il figlio del Conte ancora in fasce e, accecata dalla disperazione, aveva deciso di gettarlo nel fuoco; tuttavia, inorridita dalla visione della madre morta, aveva confuso il proprio figlio col bambino che aveva rapito e lo aveva gettato nel rogo al suo posto. Manrico teme così di non essere il vero figlio di Azucena e le chiede di conoscere la propria identità, ma la donna si rimangia tutto ciò che ha appena raccontato dicendo di averlo solo visto nell'incubo appena concluso, e gli ricorda di averlo sempre protetto e curato proprio come quando tornò all'accampamento ferito dopo il duello col Conte. Manrico confida alla madre di esser stato sul punto di uccidere il Conte, durante quel duello, ma di esser stato frenato da una voce proveniente dal cielo (Mal reggendo all'aspro assalto). Azucena lo esorta dunque a compiere la vendetta di sua madre, sfidando nuovamente il Conte e arrivando stavolta a ucciderlo. Intanto il Conte ha fatto spargere la voce che Manrico sia morto, allo scopo di conquistare Leonora; questa tuttavia, piuttosto che andare in sposa a lui, decide di prendere i voti. Venuto a conoscenza della sua decisione, il Conte irrompe con molti soldati alla cerimonia per rapirla; in quel momento però ha inizio l'assalto dei ribelli di Urgel: Manrico, approfittando della confusione, porta in salvo Leonora. Atto III - Il figlio della zingara Il Castello è stato espugnato dalle truppe di Urgel, e i soldati del Conte di Luna sono accampati lì nei pressi in attesa di sferrare un attacco per riconquistarlo. Ferrando cattura una vecchia Gitana che si aggira furtiva per l'accampamento e la conduce dal Conte di Luna, credendola una spia: in realtà è Azucena, che si aggira in quei territori spinta dalle visioni della morte di suo figlio. Costretta dalla tortura e dalle minacce, confessa di essere la madre di Manrico, nonché la stessa zingara che aveva ucciso il fratello del Conte. Questi esulta doppiamente, poiché uccidendo la zingara otterrà doppia vendetta: per il fratello ucciso e su Manrico che gli ha rubato l'amore di Leonora. Intanto, all'interno del Castello, Manrico e Leonora intanto stanno per sposarsi in segreto e si giurano eterno amore. In quella Ruiz sopraggiunge ad annunciare che Azucena è stata catturata e di lì a poco sarà arsa viva come strega. Manrico si precipita in soccorso della madre cantando la celebre cabaletta Di quella pira. Atto IV - Il supplizio Il tentativo di liberare Azucena fallisce e Manrico viene imprigionato nel castello dell'Aljafería: madre e figlio saranno giustiziati all'alba. Nell'oscurità, Ruiz conduce Leonora alla torre dove Manrico è prigioniero (Timor di me?... D'amor sull'ali rosee). Leonora implora il Conte di lasciare libero Manrico: in cambio è disposta a diventare sua sposa (Mira, d'acerbe lagrime). In realtà non ha alcuna intenzione di farlo: ha già deciso che si avvelenerà prima di concedersi. Il Conte accetta e Leonora chiede di poter dare lei stessa a Manrico la notizia della liberazione, ma prima di entrare nella torre, beve di nascosto il veleno da un anello. Intanto, Manrico e Azucena condividono una cella in attesa della loro esecuzione. Manrico cerca di calmare la madre, terrorizzata dal dover subire lo stesso supplizio di sua madre (Ai nostri monti ritorneremo). Alla fine, la donna si addormenta sfinita. Giunge Leonora ad annunciare la libertà a Manrico e a implorarlo di mettersi in salvo, ma quando egli scopre che lei non lo seguirà, si rifiuta di fuggire, convinto che per ottenere la sua libertà Leonora l'abbia tradito; ma lei, nell'agonia della morte, gli confessa di essersi avvelenata per restargli fedele (Prima che d'altri vivere). Il Conte, entrato a sua volta nella prigione, ascolta di nascosto la conversazione e capisce d'esser stato ingannato da Leonora, che muore fra le braccia di Manrico. Il Conte ordina allora di giustiziare il Trovatore: quando Azucena rinviene, egli le indica Manrico morente, ma pur nella disperazione la donna trova la forza di rivelare al Conte la tragica verità: «Egli era tuo fratello»: il Conte, sconvolto per aver ammazzato di sua mano il fratello, esclama «E vivo ancor!», mentre Azucena, tratta a morte, può finalmente gridare: «Sei vendicata, o madre!».
Include
  • Biglietto di entrata nel Arena di Verona
Non include
  • Transfer per l'Arena di Verona
  • Bibite
  • Snacks

A partire da €0,00 a persona

Potrebbero interessarti anche